Il sogno americano 1 – American Gangster

Steven Neagal su American Gangster

Una storia talmente incredibile che può solo essere vera. Il lancio di La guerra di Charlie Wilson riassume perfettamente la storia – vera – alla base della pellicola diretta da Ridley Scott. Ovvero, come da tempo ci ha abituato il gangster movie, non c’è imprenditore migliore di un gangster – e viceversa. Almeno sul grande schermo.

Nel caso specifico Frank Lucas (un misurato ed efficace Denzel Washington), autista-factotum che viene dalla strada e dalle persecuzioni del Ku Klux Klan, un assassino filantropo, à la King of New York, il cui mentore Bumpy Johnson è importante quanto Martin Luther King. Analfabeta ma capace di scalare il mondo criminale newyorkese grazie ad una semplice intuizione da patron aziendale: accorciare la filiera produttiva e andarsi a prendere la “materia prima” nei paesi d’origine.
La deriva del sogno americano, del self made man che crea un impero (del male) partendo dal nulla, viaggia letteralmente nelle casse da morto dell’incubo americano per eccellenza, quel Vietnam mai dimenticato nella realtà, che torna ossessivo nelle cronache politiche (John McCain, reduce della “sporca guerra”, corre alle presidenziali americane 2008 nelle file dei repubblicani; prima di lui un altro ex marine, John Kerry, se l’era giocata con Bush Jr) e al cinema (l’ultimo Rambo, relitto dell’icona del revanscismo USA).
Ma questa è l’America, ribadisce Lucas mentre inonda le strade di Harlem di Blue Magic, in una New York dove ¾ degli sbirri sono corrotti e il gonzo poliziotto Richie Roberts (un Russel Crowe sovrappeso e “stropicciato”) è guardato con sospetto perché consegna un milione di dollari senza intascarsi un cent (vedi Serpico di Lumet); l’America, in cui Lucas ammazza in lungo e in largo, viene condannato a 70 anni, se ne fa 15 e diventa consulente di Washington – che per il disturbo gli regala pure una macchina; l’America, in cui Denzel, a contratto pay-or-play, viene pagato due volte per lo stesso ruolo (e Benicio del Toro addirittura si intasca il compenso senza girare nemmeno una scena); l’America, in cui il detective Roberts diventa avvocato e come primo cliente segue proprio il suo arcinemico; l’America, infine, in cui Washington appunta sul copione il versetto “Non esiste pace, ha detto il Signore, per i malvagi”…Sarà, ma a qualcuno le cose vanno proprio alla grande.

Steven Neagal from L.A

Written by alastio

Alastio, oltre che copywriter e web concept designer, è un’artista senz’arte, testimone involontario dei pensieri indipendentisti catalani prima e padani poi. Vaga per terre veronesi alla ricerca di una domanda alla risposta 42. Ama Linux quanto Mac, non sopporta Microsoft anche se costretto a farne uso improprio.

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